Il trucco è mettere in chiaro la differenza tra ciò che voi volete che accada e quello che sapete che accadrà.


sabato 30 giugno 2007

3.3 Le rettifiche necessarie

3.3.1 Le rimanenze di magazzino
Ma è vero che abbiamo guadagnato 259 milioni di lire? No. Se noi vogliamo sapere quanto è il reddito prodotto realmente nel corso dell’anno dobbiamo accertarci che siano stati registrati tutti e soli i ricavi e i costi di competenza dell’esercizio appena chiuso.

Il concetto di competenza nasce dalla necessità di misurare il più correttamente possibile il reddito prodotto dall’impresa negli intervalli di tempo (di solito l’anno) in cui convenzionalmente dividiamo la sua vita.
Questa necessità non è soddisfatta dalla semplice registrazione dei fatti contabili man mano che si verificano. Occorre una serie di rettifiche.
Nel nostro caso possiamo inizialmente ipotizzare che ne siano necessarie solo due.
La prima riguarda le materie prime. Per determinare la capacità della nostra attività a produrre reddito non ci interessa sapere quante merci abbiamo comprato nel corso dell’anno, ma quante materie prime abbiamo consumato per produrre un determinato flusso di ricavi.
Per semplicità ipotizziamo che l’azienda abbia solo un magazzino di materie prime e che i prodotti finiti vengano subito spediti al cliente non appena pronti. Altrimenti il ragionamento che facciamo sugli acquisti di materie prime andrebbe anche fatto per i costi (personale, costi industriali) sostenuti per trasformare queste in semilavorati o prodotti finiti.
Tornando al nostro caso, ci serve sapere quanta merce avevamo in magazzino all’inizio dell’attività (200 tonnellate di merce) e quanta ne è rimasta alla fine del periodo (dall’inventario risultano 300 tonnellate).
A questo punto potremo comportarci in due modi, a seconda del sistema contabile che usiamo.
Potremo calcolare il costo (i valori sono espressi in milioni) dei prodotti venduti, pari a:

e sottrarre ai ricavi solo quest’ultimo importo oppure sottrarre le esistenze iniziali dalle rimanenze finali in modo da evidenziare tale differenza nel conto economico.
Se sceglieremo questa via, che è quella imposta dal codice civile per i bilanci italiani, dovremo considerare una variazione negativa delle rimanenze come un’integrazione dei costi di produzione ed una variazione positiva come una rettifica in diminuzione degli stessi. Avremo così (schema 3.3): oppure, seguendo la prima via (schema 3.4):
A seguito di questa rettifica l’utile d’esercizio passa da 259 a 359 milioni di lire.
I lavori in corso su commesse a lungo termine
Se la nostra attività consistesse nella produzione di beni che richiedono un lungo tempo di realizzazione e sono prodotti su ordinazione in base alle specifiche esigenze di un cliente, alla fine di ogni esercizio avremo un certo numero di beni in corso di produzione che devono essere valutati per inserirli in bilancio e dare una rappresentazione corretta della situazione alla fine dell’esercizio e dell’attività svolta nell’esercizio trascorso.
I lavori in corso possono essere valutati con due metodi:

  • metodo dello stato di avanzamento (valutazione a ricavo)
  • metodo della commessa completata (valutazione al costo).

Il primo metodo, che è quello preferibile, prevede che il lavoro eseguito venga valutato in proporzione al ricavo che ci sarà riconosciuto al momento della definitiva consegna al cliente: se i lavori relativi ad un bene il cui prezzo è stato pattuito in 512 milioni sono stati eseguiti per il 38%, la valutazione sarà il 38% di 512 milioni, cioè 194,56 milioni.
Il secondo metodo prevede che i lavori in corso siano valutati in base ai costi sostenuti per eseguire i lavori fino alla data di riferimento della valutazione.
In entrambi i casi vi è un limite superiore alla valutazione che deve tener conto delle eventuali perdite a finire: se i costi da sostenere per ultimare l’opera, più la valutazione dei lavori già eseguiti sono superiori al ricavo previsto, la valutazione dei lavori in corso deve essere ridotta in modo che sommata ai costi ancora da sostenere dia un totale uguale al prezzo di vendita pattuito.

Il Sole24Ore

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