Il trucco è mettere in chiaro la differenza tra ciò che voi volete che accada e quello che sapete che accadrà.


sabato 21 luglio 2007

La teoria di Dow.

Charles Dow è decisamente un precursore: ha trascorso l’intera vita nel mondo dell’editoria, "inventando" il fortunato genere del giornalismo finanziario, fino a dare vita al mitico Wall Street Journal.

Scrivendo in modo ordinato e sistematico, formula le prime leggi della moderna finanza, cosicché dall'insieme dei suoi articoli prende via via forma la cosiddetta Teoria di Dow, mai espressa in un corpo unitario, ma - per così dire - assemblata e divulgata dai suoi lettori più attenti e preparati.

Sul campo di battaglia di Wall Street le sue teorie trovano ben presto conferma e, in embrione, enucleano un primo pionieristico trading system.

Nascono con Dow l'analisi tecnica e il concetto che il prezzo incorpora tutte le variabili.

Le osservazioni statistiche lo portano a concludere che le quotazioni evolvono seguendo tre tipi di movimenti o trend: uno primario – di orso o di toro - che si sviluppa nell’arco degli anni, da 1 a 4, ma anche fino a 20; un altro, secondario e quasi sempre di segno opposto, destinato a perdurare settimane o mesi; infine, una sequenza di fremiti terziari, meno importanti, dalle repentine fluttuazioni quotidiane, sia in senso rialzista che ribassista, ininfluente sugli altri due maggiori.

Ecco nato il postulato secondo il quale i trend esistono!

Queste argomentazioni possono forse far sorridere un accanito scalper odierno, che si annoia se la banca-online gli sta presentando solo tendenze quaternarie.

Ma, per gli inizi del secolo, si tratta di un'intuizione davvero copernicana.

  • Eppure la Dow Theory non è tutta qui, giacché si spinge a descrivere i contenuti e a tracciare gli algoritmi dei mercati: la prima fase di un trend primario rialzista è sempre quella di accumulazione. Si forma in modo sotterraneo, percepibile a pochi sapienti, quando i prezzi sono diminuiti, le prospettive economiche non sembrano ancora allettanti e i volumi degli scambi sono bassi. Gli investitori lungimiranti, i “farsighted”, quelli che sanno guardare lontano, approfittano di questa stagione di saldi per fare incetta di titoli.
  • La seconda fase del mercato Toro è caratterizzata da un'attività borsistica espansiva, con i prezzi in crescita e prospettive economiche decisamente migliorate.
  • Si arriva alla terza e conclusiva fase del mercato Toro, contraddistinta dall'euforia della massa, che non si preoccupa del futuro e fa salire le quotazioni a vertici irragionevoli. I farsighted, che avevano comprato a prezzi stracciati, iniziano, nel mulinare dei volumi, a dismettere cautamente i titoli stipati in portafoglio, bene attenti a non far calare troppo le quotazioni. Il Toro non c'è più e il mercato, infido come un serpente, è già pronto a un'inversione: i risparmiatori si trasformano in una massa vulnerabilissima.
  • Ora tocca al mercato Orso, anch'esso articolato in tre fasi. Nella prima, detta di distribuzione, gli investitori più esperti lasciano le posizioni, perché i prezzi non sono più giustificati dal valore delle aziende e si inizia a percepire nell'aria la mancanza di fiducia.
  • La seconda fase, che condurrà al ribasso, scivola sul piano inclinato dell'incertezza e del pessimismo. A peggiorare il tutto, si aggiungono stagnazione e recessione dell'economia reale.
  • Il terzo e definitivo colpo è inferto dal panico: gli indici sono in rovinosa picchiata e i volumi superano ogni precedente livello. Ormai suonano le campane a morto. Poi, come dopo una tempesta, lentamente, prende corpo una ripresa di tipo secondario e gli scambi si moderano. I grandi investitori sono fuori dal mercato, a metabolizzare la scorpacciata. Ora, il ciclo può ripresentarsi: prezzi bassi e prospettive incerte: gli investitori bene informati e di grande intuito tornano al tavolo da gioco…

Ciò che ha fatto la differenza sono stati l'informazione e l'intuito.

La teoria di Dow è affascinante sia perché riesce a illustrare i principali movimenti del mercato, sia perché fornisce una chiave di interpretazione sociologica su chi sembra destinato a guadagnare e su chi dovrà perdere.

Molto accurata, arriva a precisare che, nella costruzione dei grafici o delle serie numeriche sotto osservazione, deve essere preso in considerazione solo il prezzo di chiusura.

Quest'ultimo, infatti, rappresenta il livello al quale gli operatori bene informati sono disposti a mantenere le posizioni durante la chiusura notturna dei mercati o nei fine-settimana.

E siamo solo a fine Ottocento! Giù il cappello!

Charles Dow fondatore del Wall Street Journal, è considerato il padre dell'analisi tecnica.
Fu lui il primo a pubblicare tra il 1900 e 1902 sul suo giornale una serie di articoli che poi hanno costituito la base per la stesura della "Teoria di Dow" pubblicata nel 1936 ad opera di Robert Rhea.
Dow usava il comportamento del mercato azionario quale barometro dello stato dell'economia piuttosto che come base per formulare delle previsioni sui prezzi di tale mercato.
Una delle assunzioni di base della teoria è che la maggioranza delle azioni segue per buona parte del tempo la sottostante tendenza del mercato.
Fù per questo che Dow per misurare il mercato costruì due indici:

  • il Dow Jones Industrial Average ossia l'indice dei titoli del settore industriale che allora comprendeva 12 titoli ed oggi ne comprende 30.
  • il Dow Jones Rail Average ossia l'indice dei titoli del settore dei trasporti che allora comprendeva 12 titoli delle ferrovie.

Dow di certo non se lo aspettava, ma il primo indice, oggi conosciuto genericamente come il "Dow Jones" è diventato l'indice di riferimento dei mercati mondiali e simbolo dell'economia e del benessere americano, quasi più del dollaro!
Solo oggi, il mercato delle aziende tecnologiche, il Nasdaq ha affiancato il Dow Jones come indice guida del mercato azionario.
Il secondo indice, invece, con l'evoluzione dei trasporti, ha cambiato denominazione ed oggi è chiamato Dow Jones Transportation Average includendo titoli delle società che operano nei diversi settori dei trasporti.

Veniamo dunque ai sei principi fondamentali della teoria.

1) Gli "indici" scontano tutto
Nei prezzi si riflette tutto, convinzioni, emozioni, notizie e previsioni degli operatori.
Anche un fattore esogeno, come una calamità naturale del tutto imprevedibile, viene velocemente valutata e incorporata nei prezzi, di modo che le sue implicazioni risultino subito scontate.
Si tratta di un processo continuo che porta ad una costante rivalutazione del presente e previsione del futuro. Tutto ciò si manifesta nelle continue oscillazioni dei prezzi.
Gli indici di borsa sintetizzano l'andamento dei prezzi del complesso delle azioni risultando molto affidabili come indicatori del trend generale.
Dallo studio di questi Dow cercò di capire la probabile evoluzione futura del ciclo economico.

2) Il mercato ha tre tipi di movimento:

movimento primario
movimento secondario
movimento minori

Movimento primario
Può durare da meno di un anno a diversi anni e può essere rialzista (toro) o ribassista (orso).
Ogni trend primario poi ha tre fasi.
Iniziamo da un mercato toro.

  • Accumulazione. Nella prima fase di un mercato toro si è appena usciti da una fase di calo o di ristagno economico e scontate le peggiori notizie, torna la fiducia tra gli operatori.
    Gli investitori più accorti incominciano a comprare a prezzi molto bassi
    per poi aumentare gradualmente gli acquisti man mano che il volume delle vendite
    tende a diminuire.
    Il trend gira deciso al rialzo ma con cautela.
  • Espansione. Sopraggiunge una seconda fase in cui si realizza una vera e propria ripresa economica.
    In conseguenza del migliorato clima generale, i titoli continuano a salire e i volumi ad aumentare poiché durante questa seconda fase, l'insieme dei piccoli risparmiatori si accoda al trend rialzista ed aumenta la pressione d'acquisto.
  • Speculazione. Viene così la fase finale del mercato primario toro. La terza fase è segnata dall'eccesso di fiducia degli investitori, le notizie meno buone si sottovalutano e le quotazioni raggiungono valori folli scontando utili e "good news" (buone notizie) dei prossimi 10 o 20 anni!
    Il mercato toro è teoricamente finito, e una netta inversione di tendenza diventa ogni giorno più probabile.
    Si raggiunge un eccesso di speculazione che nella peggiore delle ipotesi può anche culminare in una "grande bolla speculativa" dal cui scoppio deriva il classico "crollo di borsa". Bolla o non bolla, segue un mercato "orso". Si compone anch'esso di tre fasi.
  • Distribuzione. Nella prima fase di un mercato orso gli investitori più esperti alleggeriscono le proprie posizioni perché il rischio degli investimenti diventa non più accettabile e le quotazioni non più giustificate su basi fondamentali. Il grande pubblico, invece, preso dall'euforia continua a comprare in vista di facili guadagni.
    Il volume degli scambi è elevato, ma tende a diminuire durante i brevi movimenti di correzione.
    Inizia a sentirsi nell'aria la mancanza di fiducia degli investitori.
    Se non si esce in fretta, l'illusione dei facili guadagni diverrà presto la realtà di veloci perdite.
  • Ribasso. La seconda fase inizia quando all'incertezza subentra il pessimismo e poi la paura che infine diverrà panico.
    In questa fase si verifica realmente il declino dell'attività economica e dei profitti.
    Il mercato azionario continua la sua discesa data l'assoluta mancanza di prospettive.
  • Panico. Nella terza ed ultima fase la caduta dei prezzi diventa pressoché verticale e i volumi raggiungono livelli elevatissimi.
    Le azioni sembrano cartastraccia, ogni giorno perdono sempre più valore.
    Solo quando tutti i fattori fondamentali e psicologici che hanno determinato il ribasso sono stati scontati nei prezzi, il mercato orso può considerarsi finito e un nuovo ciclo può ricominciare.

Movimento secondario
Può durare da tre settimane a molti mesi.
Si verifica nell'ambito di un trend primario e rappresenta la cosiddetta "correzione", cioè un'inversione di tendenza di una certa durata, nell'arco della quale le quotazioni indietreggiano del 33-66% rispetto alla precedente variazione del trend.

Movimenti minori
Possono durare da qualche ora a tre settimane al massimo.
Hanno scarso valore previsionale per il lungo termine, anzi gli fanno da "rumore", cioè distolgono dalla giusta previsione.
Sono gli unici dei tre movimenti che possono essere manipolati dalle "mani forti".

3) Alle fasi di trend si alternano i movimenti orizzontali

Si tratta di movimenti secondari in cui i prezzi oscillano in un intervallo del 5% circa.
Evidentemente la pressione dei compratori e dei venditori è quasi in equilibrio.
Tale movimento può indicare sia:
Accumulazione, cioè le mani forti del mercato, essendo ben informate sulle prospettive future comprano le azioni gradualmente ben accorti a non far salire il prezzo.
Tale fase sarà seguita da una tendenza al rialzo.
Distribuzione, cioè le azioni vengono giorno dopo giorno cedute dai "forti" alle "mani deboli" e quindi tale fase sarà seguita da una tendenza al ribasso.

4) Le relazioni tra prezzo e volume costituiscono lo sfondo

Per valutare la "salute" del mercato si guarda l'andamento del prezzo e quello del volume che lo accompagna.
La regola generale è che queste due variabili devono andare nella stessa direzione, ossia il volume deve confermare il trend.
Pertanto, un trend al rialzo vuole volumi crescenti nelle fasi rialziste e decrescenti nelle correzioni.
Un trend al ribasso, invece, vuole volumi crescenti, ma per lo più stazionari nelle fasi calanti e volumi bassi nelle correzioni.
Se per far salire le azioni ci vuole il carburante, cioè i soldi… per farle scendere basta il loro peso (forse a causa della forza di gravità!).
Una divergenza tra prezzo e volume segnala una probabile inversione di tendenza, o comunque, non piena affidabilità del movimento in atto.

5) L'andamento del prezzo determina il trend

Una volta individuata una tendenza, si assume che questa continui finchè non sono evidenti i segnali della sua inversione.
"The trend is your friend" dicono gli americani, cioè il trend è tuo amico e non bisogna MAI andargli contro.
Un trend è, come abbiamo già detto, composto da impulsi verso la direzione primaria e correzioni nella direzione opposta e di ampiezza minore.
Un trend rialzista sarà perciò caratterizzato da una successione di massimi e minimi crescenti.
Un trend ribassista da una successione di massimi e minimi decrescenti.
Un trend può essere anche orizzontale, nel qual caso i massimi e minimi risultano pressochè allineati.
Per capire l'evoluzione futura del trend è importante individuare in quale delle tre fasi del trend ci si trova.

6) Gli indici devono confermarsi a vicenda

Qui il ragionamento è più economico e di natura fondamentale.
Se il mercato, rappresentato dai suoi indici (industriale e dei trasporti), è un barometro delle future condizioni dell'economia, in un'economia in espansione gli investitori devono offrire prezzi crescenti sia per le società che producono merci, sia per quelle che le trasportano.
Un'economia nella quale le merci si producono ma non si vendono (cioè non vengono spedite al mercato) non è sana ed è destinata ad andare in crisi.
Affinchè il mercato possa considerarsi in salute ed il suo rialzo affidabile è necessario che i due indici inventati da Dow si confermino reciprocamente. Il rialzo dell'uno deve essere accompagnato dal rialzo dell'altro.
Produzione e trasporto (propedeutico alla vendita) devono andare di pari passo, se così non è, qualcosa non sta funzionando.
Una divergenza dei due indici è perciò da considerarsi come pericoloso segnale di pericolo per il futuro andamento del mercato e dell'economia.



Questa è la teoria. E' ancora valida?
Certo ed è attualissima se la si inquadra nella sua giusta dimensione.
La teoria di Dow non serve a individuare la dimensione e durata di un trend, ma solo la sua esistenza e direzione.
Non solo. Serve anche ad avere dei segnali di circa l'esaurimento del trend.
La critica che spesso viene fatta alla Dow Theory è il ritardo con cui avvengono i segnali di inversione del mercato, a volte anche un 20-25% sotto il punto di massimo o sopra il punto di minimo.
E' vero, ma l'errore sta nella finalità previsiva che gli si vuole attribuire.
La teoria di Dow è utile per interpretare le tendenze di lungo periodo e deve essere seguita per disegnare solo lo sfondo di quel quadro che ogni giorno si compone.
Un quadro può suscitare grosse emozioni in chi sa coglierne il messaggio e può far restare del tutto indifferente chi l'arte non apprezza.
Pensiamo, allora, ad un grafico di borsa come ad un quadro infinito che ogni giorno viene ritoccato e su cui, ciascuno, può dare la sua interpretazione perché diverse sono le emozioni che procura.
Ci sarà chi vedrà lo stesso grafico impostato al rialzo e chi sarà del parere esattamente contrario.
Comunque, la teoria di Dow dovrebbe fare da sfondo a qualsiasi interpretazione!



Vorrei solo un attimo soffermarmi sull'ultimo punto della teoria, riguardo gli indici.
Come Ralph Acampora ha ultimamente sottolineato in un incontro con gli analisti tecnici italiani, ogni Major trend (trend primario di lungo periodo) è stato spronato e guidato dalla tecnologia.
E tecnologia vuol dire nuovi prodotti, nuovi modi di produzione e nuove modalità di trasporto… oggi dovremmo anche dire, nuovi modi di comunicare.
La relazione tra l'indice industriale e l'indice dei trasporti è tutt'oggi valida, così come sono valide le relazioni tra altri indici.
Se uno di questi indici non dovesse aggiornarsi e resistere al progresso tecnologico, il lavoro del bravo analista consiste proprio nell'individuare giorno dopo giorno l'indice più rappresentativo dello stato dell'economia e dei suoi sottosettori, affinchè si possa controllare che le relazioni economiche fondamentali siano rispettate.

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